PITTURA DA LEGGERE E POESIA DA GUARDARE: LA POESIA VISIVA




Presentiamo un catalogo di volumi, riviste ed opuscoli dedicati alla Poesia Visiva, una tra le più originali e controverse esperienze estetico letterarie degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso.
Nata dall’esigenza di superare ed abbattere le tradizionali barriere linguistiche e i vincoli sintattici convenzionali, ricca di ispirazioni e di riferimenti culturali importanti -dalle avanguardie primonovecentesche, l’opera di Apollinaire, Mallarmè e naturalmente l’immancabile nostro Futurismo, sino agli studi sul linguaggio di Derrida, Foucault, .Barhes e Chomsky- il movimento della Poesia Visiva fu in grado di imprimere una spinta originalissima verso la contaminazione tra verbale e pittorico.
I volumi che proponiamo (in vendita non separatamente ma all’interno dell’intero lotto), crediamo ne costituiscano un piccolo ma significativo spaccato.


 Qui di seguito la descrizione in dettaglio del catalogo (consultabile anche in versione  ISSU)




1. “DADA 1986-1916+UNA VARIANTE MARINETTI”
AA. VV.
Milano, 1987+
Ken Damy Photogallery
2. DE TAFELRONDE
AA. VV.
S.l,1969,1976,1979,1980
S.e. XII- 3-4, XIV- 1, XIX-1-2, XX- 1-2-3-4, XXI- 1-2, XXIII- 1-3

3. FACTOTUM ART
A.a. V.v.
Calaone-Baone,Verona, 1977,1978,1979
Edizioni Factotum-art
Voll. N° 1-2-3-4-5-6-7

MARIA PANZUTO: "Sottile la luna risplende"

Esposizione di collages 
e olii su carta. 
Dal 3 al 16 novembre, presso lo spazio espositivo della Libreria Minerva.

 Archeologia privata era il titolo che  accompagnava, circa tre anni or  sono, la prima mostra personale di Maria Panzuto. I lavori su carta  esposti in quell’occasione  presentavano, tra le loro caratteristiche, un intreccio singolare con alcuni significativi fatti culturali del Novecento. Sul piano  concettuale, essi sembravano ispirati da quella poetica del frammento che rappresenta una delle esperienze più importanti della letteratura italiana del secolo scorso; su quello esecutivo, rileggevano in termini originali le tecniche del collage e del découpage, che, manifestatesi sulla scena dell’arte al tempo delle prime Avanguardie, avrebbero poi avuto in Henri Matisse il loro interprete più sensibile e raffinato.
Nonostante le novità espressive introdotte recentemente dall’artista nel proprio ricercare, in cui ora trovano risalto i valori spaziali e  ‘atmosferici’ del colore, le sue opere non hanno cessato di aderire idealmente a quella originaria titolazione, continuando a costituire - almeno secondo il nostro punto di vista - altrettante archeologie private. Se ciò è avvenuto, è in parte perché nelle suggestioni
dell’archeologia, e nel territorio privato del corpo, tali opere trovano anche oggi i loro principali
riferimenti iconografici. Ma anche perché Maria Panzuto appare sempre più propensa a legare la sfera extrapersonale dell’inconscio collettivo, alla cui scoperta e riemersione contribuisce in modo decisivo l’archeologia, a quella della propria identità, allo scopo di investigare e ricomporre la propria storia
personale.Assieme alla pittura, il disegno e il ritaglio cartaceo sono gli strumenti chiamati a dare immagine a queste
intenzioni poetiche, con le quali  presentano inoltre alcune corrispondenze di ordine metaforico.
Attraverso il disegno, affiorano sulle superfici dell’artista diverse allusioni iconiche alla cultura magnogreca, a cui si associano  rappresentazioni trasfigurate del corpo umano e intrecci grafici di sapore informale. Ma il disegno può anche solcare e quindi erodere  una campitura pittorica già esistente, oppure venire coperto da stesure che ne attenuano o ne impediscono la percettibilità: un procedimento che
sembra voler richiamare l’affondare progressivo di ogni cosa, di ogni segno, negli strati del tempo e della Storia. Alcune delle composizioni così ottenute vengono in seguito sottoposte a un intervento che ne infrange l’unità. Con un’attenta opera di ‘dissezione’, Panzuto le scompone in numerosi brani dal profilo irregolare, ognuno contenente un’immagine a cui la frammentarietà regala un’illimitata ampiezza evocativa. Questi reperti iconici, recuperati dall’artista nel corpo della propria stessa opera, costituiscono il materiale di base per un sofisticato gioco combinatorio, in cui lacerti di immagini figurative si accostano o sovrappongono ad altre di tipo astratto o di origine gestuale. Scaturiscono da questo processo degli affascinanti collage, destinati ad essere ospitati da un semplice foglio di carta o da  un’intera parete: una soluzione che Maria Panzuto sperimenta per la prima volta in questa sua mostra personale alla Libreria Minerva.




Nicola Galvan

SABA POETA, LIBRAIO E MICRO EDITORE

 L'opera poetica e narrativa di Umberto Saba è nota a tutti.  Meno conosciuta -eppure curiosissima- è invece la sua attività di editore e sopratutto di libraio antiquario.
Così si descrive Saba: "Senza intendermi affatto, e nella città più refrattaria a questo genere di affari, sono riuscito a mettere su un'azienda. Proprio dal nulla. Sono più fiero di questo che del Canzoniere, il Canzoniere fu un dono della natura, la Libreria è nata dal mio sforzo (...) devo riconoscere che nel mio negozio, e fra mille cure e tormenti, sono pure nate le mie poesie più belle".

Un interessante articolo apparso sull'ultimo numero della rivista La Biblioteca di Via Senato ne ricostruisce le alterne vicende: si tratta di uno scritto di Massimo Gatta (che riportiamo qui di seguito, su concessione dell'editore), ricco di informazioni, foto e soprattutto di una documentatissima bibliografia.

La Libreria Antica e Moderna di Saba -ancora oggi attiva- aprì i battenti il 1 ottobre 1919 a Trieste in via San Nicolò. In realtà Saba rilevò per una pipa di tabacco i locali e il contenuto di una precedente libreria (di tal Giuseppe Maylaender): dopo breve trattativa pare che il Poeta riuscì ad aggiudicarsi libreria e relativo deposito di quasi 30.000 volumi per quattromila lire! Inizialmente fece società con l'amico Giorgio Fano ("in mezzo a tanti libri, e con l'idea delle scoperte che potrebbe fare, Saba di dimentica dell'affare che potrebbero fare rivendendo, si propone a Fano come conduttore dell'esercizio e Fano acconsente. Eccoli dunque soci. Ma Saba ha interesse solo per i libri e Fano solo dai quattrini che si possono ricavare da essi").

Successivamente entrò nella società -con interessante apporto di capitale destinato all'approvigionamento del magazzino- Alberto Stock, appartenente alla nota famiglia proprietaria della celebre distilleria Stock. Le leggi razziali del '38 costrinsero Saba a cedere temporaneamente la libreria, per riprenderne la guida nel dopoguerra.

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"O FIUME O MORTE!": UNA COLLEZIONE DI VOLUMI SU FIUME, LA LIBURNIA E IL CARNARO

Presentiamo qui di seguito un lotto di 84 volumi proveniente da biblioteca privata estinta: affascinante raccolta realizzata tra gli anni ’50 e ’70 da un collezionista esule istriano e interamente dedicata a Fiume, la Liburnia e la regione del Carnaro. Gran parte dei volumi appartengono al periodo che intercorre tra gli anni ‘20 e l’immediato dopoguerrra. 
La raccolta comprende alcuni volumi di carattere generale relativi alla storia, la cultura, le tradizioni e l’evoluzione socioeconomica del territorio (segnaliamo tra tutti il non comune Memorie per la Storia della Liburnica Città di Fiume G. Kobler, 1898, per altro unico testo del XIX sec. appartenente alla collezione). Il corpo centrale della raccolta è invece costituito da testi inerenti la cosiddetta Questione Fiumana: dalla Marcia dei Ronchi dei Legionari guidata da Gabriele D’Annunzio nel settembre del 1919 (ad es: Moscati, Le Cinque Giornate di Fiume, 1931;  Belli, La Notte dei Ronchi, 1920; oppure Kochmizy, La Quinta Stagione, sempre 1920), sino alla Reggenza del Carnaro e al suo rapido epilogo (tra gli altri: Torsiello, Gli ultimi giorni di Fiume, 1921; Botti, Natale di Sangue, 1921). Relativo a questo periodo si segnala anche un esemplare de La Costituzione di Fiume Commento illustrativo di Alceste De Ambris, settembre 1920: testo in cui De Ambris, sindacalista rivoluzionario e autore insieme a D’annunzio della Carta, illustra le caratteristiche di una tra le forse più controverse, probabilmente più originali e sicuramente meno note carte costituzionali del XX secolo. La cosiddetta Carta del Carnaro, istituiva tra l’altro- il diritto alle libertà di stampa, di pensiero, di associazione, di religione, alla parità tra i sessi e al diritto di divorzio, rivelando elementi moderni e financo anticipatori delle moderne Costituzioni. Alcuni volumi sono dedicati alla successiva esperienza del Libero Stato di Fiume (1921-24), in seguito alla decisione del Governo Italiano di sgomberare D’Annunzio e i suoi e alla stipula dei Trattati di Rapallo (ad es. Ferrero, Da Fiume a Roma, 1945), sino al ritorno di Fiume all’Italia coi Trattatti di Roma del ’24, per terminare con l’occupazione tedesca nel ’43 e l’annessione di Fiume alla Jugoslavia nel dopoguerra; a questo proposito segnaliamo un esemplare del Memoriale-Protesta di Fiume ai ministri degli Affari Esteri, redatto da Riccardo Zanella nel 1946 a ridosso dell’occupazione di Fiume da parte delle truppe di Tito. Quella che presentiamo costituisce dunque una raccolta molto eterogenea e piuttosto corposa, di certo storiograficamente parziale e non esaustiva ma di estremo interesse documentario. Viene qui proposta nel suo complesso, con la convinzione che mantenerne l’unitarietà costituisca un elemento di ulteriore curiosità per gli studiosi e gli appassionati di cose fiumane; per la stessa ragione i volumi vengono presentati nell’esatto ordine con cui sono stati originariamente raccolti, nel tentativo di conservare quanto più possibile l’integrità di una collezione realizzata da un testimone diretto di molte delle vicende descritte all’interno della collezione in oggetto. L’indice degli autori posto in coda all’elenco dei volumi rende comunque agevole la consultazione di questo piccolo catalogo. 

(Ringraziamo Maddalena Tramontan, autrice della  catalogazione e della collazione di questa raccolta)

IL CATALOGO E' CONSULTABILE:
 -IN FORMATO PDF (scaricabile)
-IN FORMATO ISSU 

LA COLLEZIONE E' ACQUISTABILE
- SUL SITO INTERNET DELLA LIBRERIA


SANDRA MARCONATO: OPERE



Venerdì 16 giugno presso la Libreria Minerva si aprirà una personale di Sandra Marconato
Si tratta di una esposizione 40 pezzi unici  (alcuni dei quali inediti) divisi tra tessiture di grande formato, lavori su carta e disegni: un’antologia esemplificativa della ricca e originale produzione dell’Artista padovana. La mostra comprende, inoltre, l’esposizione del video “Nel cielo” -sua ultima opera- realizzato dalla Marconato nel 2013: un’affascinante opera di arte visiva consistente nella ripresa del cielo e delle sue modificazioni a camera fissa per migliaia di attimi.
Sandra Marconato nata a Padova nel 1927 e scomparsa nel 2016 , è attiva sin dagli anni ’50. Ha partecipato, ed è stata premiata, alla Biennale di Venezia del 1950 e del 1968, alla XII Triennale di Milano e alla VII Biennale Internazionale de la Tapisserie di Losanna; in oltre mezzo secolo di attività artistica ha realizzato numerose mostre in Italia e all’estero, ottenendo vari riconoscimenti e grande risconto di critica (di lei hanno scritto Flavio Caroli, Enrico Crispolti, Manfredo Massironi).  Nel 1993 è stata realizzata una sua importante mostra a Padova curata da L. Bazzanella Dal Piaz e catalogo realizzato da Ennio Chiggio.
Autrice di una tra le più eclettiche produzioni artistiche del dopoguerra, intellettuale raffinatala, ricercatrice instancabile e creativa, la Marconato ha intrecciato per oltre 50 anni rapporti con le più note Gallerie italiane di arte contemporanea. Ha esordito con lo studio e la produzione di tappetti (fondamentale la sua collaborazione veneziana con Anna Akerdhal Balsamo Stella), coltivando  successivamente -negli anni Settanta- l’interesse  per la tessitura artistica e spostando la sua ricerca -tra gli anni ’80 e ’90- sulla cellulosa e i materiali più tipici dell’arte povera (legno, garza, plexigrass etc.).
La mostra sarà aperta per un mese, dal 16 giugno sino al 16 luglio.
L’inaugurazione, aperta al pubblico, si terrà alle ore 18.00.

LA VENEZIA INCISA DI BRUGNOLI



Dal 15 aprile al 13 maggio, presso gli spazi espositivi della Libreria Minerva:  mostra di Emanuele Brugnoli.
Si tratta di una deliziosa antologia di scorci e vedute veneziane incisi su rame da uno dei più grandi maestri dell'incisione  moderna.
Allievo, presso l'Accademia Clementina di Bologna, del vedutista prospettico e scenografo Valentino Solmi (Bologna 1810-1877) e dell'incisore Anacleto Guadagnini (Bologna, 1831-1919), Brugnoli si trasferì nel 1878.
Iniziò a operare come decoratore (Villa di Pompeo Gherardo Molmeti a Moniga sul Garda, 1885) e ad esporre in varie sedi locali, ad esempio l'Esposizione Nazionale Artistica a Venezia nel 1887 (nella quale funse pure da segretario della giuria di accettazione delle opere) e altre nazionali.
Fu presente in diverse Biennali a partire dalla III del 1899.
Dipinse con varie tacniche ma fu specialista nell'acquerello e nell'incisione all'acquaforte. Assunse pertanto, nel 1912 presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia (già Accademico d'Onore dal 1901), la cattedra della rinata Scuola Libera di Incisione, tenuta poi fino al 1933 (salvo la parentesi bolognese del 1917-18). Gli succedette Giovanni Giuliani. Tenne pure il corso di Prospettiva nel 1919.

 LA VENEZIA INCISA DI EMANUELE BRUGNOLI
 
Emanuele Brugnoli, giunto a Venezia dalla natia Bologna nel 1878, legò subito con le migliori personalità del tempo (Riccardo Selvatico, Pompeo G. Molmenti) e gli artisti presenti nella città lagunare (Milesi, Tito, Favretto, Serena, Urbani, Ciardi, Fragiacomo ecc.) e cominciò ad esporre con i loro propri lavori sia nella città lagunare sie nel resto d'Italia (Bologna, Torino, Firenze, Milano ecc.). Fin dal principio della sua attività e sulla scia della storica scuola inglese, Turner in primis, fu l'acquerello il mezzo espressivo a lui ù consono; è infatti a questa tecnica che Brugnoli è solitamente associato e grazie alla quale conseguì un notevole successo. Tuttavia nn disdegnò neppure l'olio, come è stato ben documentato dall'esposizione trevigiana dello scultore Francesco Scarpabolla del 1998 e da qualche presenza, seppur rara, nel mercato antiquario.
Nondimeno la grafica fu il suo altro precipuo mezzo espressivo. La conoscenza diretta delle opere, ma nache l'amicizia, di artisti stranieri quali Sargent e Whistler, lo spinsero a realizzare acqueforti di grade raffinatezza che iniziò però a esporre solo nel 1901.
Questa sua specializzazione lo portò ad assumere nel 1912 la docenza della Scuola Libera di Incisione, presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia e per volontà del direttore Giovanni Bordiga, insegnamento che terrà fino al 1933.
Con questa esposizione di 23 stampe a diverso formato dedicate a Venezia, intendiamo documentare le perpicue modalità con le quali Brugnoli si cimentò nella tecnica incisoria: del suo sapersi relazionare con l tradizione venezia di Canaletto e Guardi, di Tiepolo e Piranesi; della vicinanza con le “inquadrature” dei contemporanei Guglielmo Ciardi e Pietro Fragiacomo; di come egi riuscì a conferire con il solo tratto inciso l'atmosfera della città lagunare, i rimbalzi della luce solare e dei riflessi dell'acqua, la pastosità delle sue pietre. Ovvero le intense e profonde ombrosità di certi angoli oscuri e le diafane nebulosità nelle quali si perdono gli edifici spinti in lontananza. Ossia restituire l'atmosfera propria della prospettiva aerea. Atmosfere che Brugnoli ottiene con calibrati diversi livelli di profondità: talvolta essi sono nettamente giustapposti, allo scopo di conseguire un deciso contrasto tra primo piano e sfondo, tra pieni e vuoti; talvolta avvicendandosi in un infinitesimo gioco di gradazioni tonali. Aspetti questi che dimostrano la particolare sensibilità e la grande abilità tecnica raggiunta dal maestro bolognese. Le morsure diversamente calibrate, le rare riprese a puntasecca, qualche probabile e blando intervento ad acquatinta a una ponderata pulitura della lastra sono i segreti di queste acqueforti di Brugnoli.

CONFERENZA SU ODOARDO PLINIO MASINI

Venerdì 7 aprile alle 17.00 ospitiamo questa interessante conferenza promossa dal Centro Studi Ettore Luccini e dalla rivista Terra e Storia



BOLLETTINO DELLE NOVITA' FEBBRAIO 2017

Cari amici, ecco a voi   il file pdf  con le nuove acquisizione di febbraio della libreria.

Questo mese sul sito internet della libreria potete trovare in particolare:
-Alcuni significativi ingressi tra i libri di Architettura
-Una nuova sezione dedicata ai Millenni Einaudi
-Una nuova sezione dedicata ai Manuali Hoepli
-Una nuova sezione dedicata alla Grafica Moderna
-Alcuni nuovi ingressi tra i libri del Cinquecento
-Un'interessante raccolta di incisioni seicentesche dei Sadeler
-Alcune novità tra i Dipinti
A presto.